Ines
Ines è una bella ragazza e fa la barista. Sopporta per tutto il giorno gli sguardi insistenti e prolungati di una clientela variegata: ragazzetti che escono da scuola, pensionati che cercano di uccidere in qualche modo le giornate, disoccupati che viaggiano sui dodici-tredici caffè al giorno. Quel bar di Palermo le fa schifo, ma il mare lì davanti è blu. Blu per lei significa futuro, possibilità, un’altra vita. Diversa, più pulita.
Fratelli
Tutte le notti, da un paio di mesi, faceva lo stesso sogno. Sognava di guidare su una strada costiera. Il mare blu, liscio come un vassoio, si intravedeva dopo ogni curva. La strada si distendeva placida, nessun’altra auto in entrambe le direzioni. Ogni notte iniziava un lungo viaggio, il percorso sempre lo stesso, impercettibili le variazioni. Poche costruzioni ai lati della carreggiata, una mano sul volante, velocità sostenuta. Schiacciava sempre più sull’acceleratore, sempre più, sempre più a fondo. Il sole riscaldava l’asfalto, nell’aria i trentacinque gradi dell’ estate greca. Il suono acido della sveglia interrompeva quel viaggio così particolare.
Quasi tutte le notti sognava che al suo fianco, sul sedile del passeggero, ci fosse il fratello. Si lanciavano un’occhiata, sorridevano. Aprire gli occhi, in quelle occasioni, era una ferita. Perchè suo fratello Alexis era scomparso nel nulla dieci anni prima; una sera, semplicemente, non era tornato a casa dopo il lavoro. Vivevano insieme, in una cittadina a due passi da Atene. Erano i primi anni Ottanta. Avevano poco più di vent’anni, gestivano un’edicola insieme. Uno lavorava al mattino, l’altro al pomeriggio. Così avevano tutto il tempo libero per fare ciò che fanno due ragazzi di vent’anni in un paese che apre gli occhi dopo una dittatura grigia e claustrofobica.
Da quando Alexis era scomparso, Sotiris aveva attraversato diverse fasi emotive. All’inizio, pensando a una fuga volontaria, lo invidiò. Poi dopo un paio di settimane senza avere sue notizie, subentrò una paura profonda. Le indagini della polizia non portarono a nulla. Gli anni passarono, la vita cambiò, Sotiris vendette l’edicola e si trasferì a Koufonissi, un’isola di pochi chilometri quadrati nell’Egeo. Pensava raramente ad Alexis: per sempre giovane, un’immagine cristallizzata nel passato.
Un pomeriggio, fine estate, suonò il telefono del suo bar vicino al piccolo porto di Koufonissi. Sotiris rispose, era la polizia di Patrasso. Alcuni sommozzatori durante un’immersione avevano trovato il “relitto” di una vecchia Renault, vicino alla scogliera della strada panoramica, a venti metri di profondità. Probabilmente era l’auto di Alexis. O almeno così gli dissero. Sotiris, in fondo, già sapeva, non si stupì. I sogni parlano chiaro. E tra fratelli basta un’occhiata per intendersi.