Ho scritto un breve “ritratto” e l’ho inviato a Vanni Santoni, che l’ha pubblicato sul suo blog dopo averlo editato. Sinceramente è un onore.

Ho scritto un breve “ritratto” e l’ho inviato a Vanni Santoni, che l’ha pubblicato sul suo blog dopo averlo editato. Sinceramente è un onore.

Rino ha un banco di frutta e verdura. Gli piace ogni mattina, prima dell’alba, prima che arrivino i clienti, sistemare arance, mele, insalata e quant’altro in modo da creare combinazioni di colori originali tra le cassette. E’ l’unica nota di originalità in una vita sempre in linea con le aspettative di tutti. Prima i genitori, poi la moglie, ora i figli. Troppi pensieri. Ma quando Rino crea le sue composizioni colorate, la mattina, il mondo fuori non esiste. Quel grigio che accompagna le sue giornate, tra la sua frutta e verdura non troverà mai spazio. Mai nemmeno un piccolo buco.
Pioggia leggera, cielo giallo di vento. Marsiglia, inizio estate. C’è un signore, fuori dal supermercato all’angolo, che suona la chitarra elettrica, collegata a un piccolo amplificatore. E’ ispirato, tiene gli occhi chiusi, pensa a una terra lontana in cui non torna da troppi anni. Qualcuno gli lascia una moneta, qualcuno si ferma ad ascoltare, più che altro stupito dalla sua intensità, dall’ostinata indifferenza a questa pioggia appiccicosa di inizio estate. Nel quartiere pensano che sia una specie di barbone. Gentile, educato, ma pur sempre un barbone. Qualche negoziante l’ha preso in simpatia, e così pane, frutta e una bottiglia di vino bianco non gli mancano mai. Jean, del suo passato, non racconta niente a nessuno. Ma se lo incontrate per strada, una canzone ve la suona sempre volentieri.
Piove sulle auto parcheggiate fuori dall’immenso stadio di Barcellona, il Camp Nou. Roberto guarda le luci della strada, seduto al posto di guida del suo camper. Ha perso il lavoro e la casa. La crisi economica di inizio 2009 in Spagna ha colpito duro, soprattutto quelli con contratti a progetto come lui. E’ un bravo grafico, prima o poi un altro posto lo troverà. Ne è sicuro. E’ un ragazzo con la testa dura, ostinato. E’ cresciuto in un piccolo paese di contadini della Castilla y Leon, a Barcellona ci è arrivato per l’Università, a diciannove anni. Non sarà certo questa crisi a farlo ritornare nei campi di grano della Castilla. Tutto quel che gli resta è un piccolo camper, un Volkswagen del 1985. Ci dorme dentro da un paio di settimane. Lo tiene parcheggiato vicino al Camp Nou e ogni volta che il Barcellona segna, il boato del pubblico fa tremare i finestrini. E’ difficile da spiegare, ma quel boato, ogni volta, gli dà la forza di non mollare.